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lunedì 30 giugno 2014

le CINQUE TAPPE del MATRIMONIO

Anche se non ci sono regole generali, è certo che alcuni fattori sia interni che esterni determinino delle condizioni speciali; ad esempio, non è lo stesso essere sposi novelli e senza figli ed essere sposati da vent'anni con figli giovani. Per questo, è molto utile per le coppie identificare la tappa che si vive e quelle future, per trasformare le sfide in opportunità di miglioramento. 




Le cinque tappe per le quali passa il matrimonio sono le seguenti:


Prima tappa: transizione e adattamento

Comprende approssimativamente i primi tre annni di matrimonio. È una tappa fondamentale perché è in questa che si gettano le basi della relazione. In questo periodo la coppia si adatta a un nuovo sistema di vita, e per questa ragione le chiavi di questa fase sono la comunicazione e il negoziato. È importante che i coniugi realizzino un progetto familiare, nel quale si visualizzano nel futuro e stabiliscono le mete che vogliono raggiungere.
La coppia si mette alla prova nella gestione e nell'amministrazione del denaro, così come nella distribuzione dei compiti casalinghi, tra le altre cose. È un momento di decisioni e accordi.


Seconda tappa: decisione e arrivo dei figli

Avviene approssimativamente tra i tre e i dieci anni di matrimonio. La luna di miele e il processo di adattamento sono già finiti, e ora c'è una maggiore conoscenza del coniuge ed è probabile che gli attriti siano più frequenti, o al contrario siano più rari per la maturità acquisita nella prima tappa della convivenza.
In questa fase i coniugi “atterrano”: l'amore è accompagnato più dalla ragione che dal sentimentalismo. La volontà gioca un ruolo importante nel binomio impegno-intesa.

In questo periodo la maggior parte delle coppie si trasforma in genitori, fatto che implica sfide diverse e una nuova organizzazione dei ruoli. I coniugi devono evitare che la dedizione richiesta dai figli metta da parte il rapporto di coppia. Bisogna anche stare attenti a che gli impegni di lavoro e le esigenze della vita quotidiana non provochino un graduale distanziamento.



Terza tappa: trasformazione

In genere avviene tra i dieci 
e i vent'anni di matrimonio, e può coincidere con la pubertà dei figli e la mezza età dei coniugi. Quest'ultima caratterizza un periodo di riflessione e rinnovamento nella vita dell'essere umano, ed è quindi importante che la coppia si trovi in uno stato salutare e che individualmente si affronti nel modo migliore. Così non si trasformerà in una minaccia per la stabilità matrimoniale.

Allo stesso modo, gli sposi devono cercare di far sì che le difficoltà che possono sorgere per l'allevamento dei figli non intacchino l'unione coniugale. L'unità nell'autorità e il lavoro congiunto devono essere la priorità.
In questa tappa i coniugi devono essere piuttosto creativi, non cadere nella routine (facile e silenziosa), riscoprirsi come coppia e “collegarsi” nuovamente.



Quarta tappa: stabilizzazione e “nido vuoto”

Si presenta tra i venti e i trentacinque anni di unione. “Quando le coppie sono state capaci di risolvere conflitti e crisi nelle tappe precedenti, questo è un periodo di stabilizzazione e un'opportunità per raggiungere un maggiore sviluppo e una maggiore realizzazione, personale e come coppia”, afferma Francisco Castañera nel suo articolo “Ciclo di vita del matrimonio".
In questa tappa, si verifica in generale la sindrome del “nido vuoto”, il che pone la coppia in una nuova forma di vita; ora sono l'uno per l'altro. Per alcune persone, questa può essere una situazione penosa perché comporta l'allontanamento dei figli, e con questo il sentimento di solitudine. Malgrado ciò, è una cosa che i genitori finiscono per assumere e superare nel corso del tempo.


L'aspetto importante di questa tappa è la solidità e la conoscenza piena della coppia: la capacità di dialogare, di tollerare meglio le differenze, di ridere degli errori reciproci, di criticare in modo amabile, di iniziare insieme qualche attività. È l'occasione per riaffermare la creatività e trovare nuove sfide nella vita matrimoniale.



Quinta tappa: invecchiare insieme

Si verifica dai trentacinque anni di matrimonio. Alcune persone optano per la pensione, e in questo modo si dispone di più tempo per godere l'uno dell'altro. Si svolgono attività prima impossibili a causa delle occupazioni lavorative, e sorge una grande motivazione: i nipoti, che danno luce e felicità alla coppia in questa tappa.

In questo periodo, i coniugi hanno grande necessità del sostegno e dell'affetto l'uno dell'altro. In questa fase, i conflitti sono meno frequenti; la maggior parte delle coppie si è stabilizzata su linee di potere e intimità.

Per concludere, una riflessione con le parole di Francisco Castañera: “Questo percorso ci porta a riflettere sull'importanza di valorizzare durante tutto il nostro matrimonio la qualità e la quantità della nostra intimità, del sostegno e dell'affetto che diamo al nostro partner, e non aspettare l'ultima tappa, quando la fine si avvicina”.


Tratto da: Aleteia

Perché la maggior parte delle famiglie ha 2 figli

La dimensione della famiglia americana media è di 2,5 persone, con una media di 0,9 bambini per nucleo familiare. WOW! Quando ho visto questa statistica, oggi, sono rimasta impressionata dai numeri. Il numero di figli per famiglia è drasticamente diminuito dall’ultima volta che ci avevo fatto caso.

Non avevo mai capito perché le persone hanno due figli finché non ho avuti figli a mia volta. Nella mia testa sono cresciuta immaginando di avere centinaia di figli. Veramente. Sognavo una casa piena di bambini. Non capivo affatto la realtà della maternità. Non sapevo cosa significasse avere le nausee di mattina. Non capivo quanto la gravidanza possa essere difficile e a volte spaventosa per la maggior parte delle persone. Non sapevo cosa significasse restare svegli tutta la notte per varie settimane di seguito per poi essere svegliata la mattina da un bambino di due o tre anni molto riposato. Non avevo mai pensato a tutte queste cose. Non conoscevo la pena di chinarsi preoccupata a morte su un figlio malato. Non sapevo come ci si sente a preoccuparsi continuamente per il futuro e la formazione di un figlio. Ecco, ero sicura di me e ignorante. Poi ho avuto un figlio. Ho avuto il mio primo figlio e me ne sono innamorata perdutamente.

Come la maggior parte delle madri con i loro primi figli ero meticolosa su tutto.

Mi assicuravo di leggere per lui 40 ore al giorno, gli insegnavo il linguaggio dei segni, preparavo tutte le sue pappe, lo portavo fuori ogni giorno, e leggevo ogni libro sull’essere genitori, per assicurarmi di non rovinarlo a vita. Ma guardando indietro ero davvero sopraffatta. Vedete, quando una donna si sposa ed ha un figlio, la vita che prima conosceva cambia completamente. La tua vita non è più solo tua, per sempre. Sei interamente responsabile per un altro essere umano. Mi ricordo di aver pensato, la prima volta che si ammalò: “Se non lo porto io dal dottore non lo farà nessun altro.” Devi prendere decisioni importanti su cose come vaccini, scelta della scuola, parto naturale o pilotato, allergie, strategie parentali (sculacciare o non sculacciare), problemi a dormire, capricci, problemi alimentari,, ecc. ecc. Non c’è un barometro nella maternità. Non ricevi una medaglia alla fine della giornata che ti dice: “Brava, hai gestito bene quella crisi!” oppure: “Bene! ottima scelta per la vaccinazione!” oppure: “Gran bel cambio di pannolino!”. Quindi per la prima volta, nella vita di molte donne ci si trova davanti a uno scenario da primo giorno di scuola solo che i libri di testo sono al livello del tuo post-dottorato.

Sembra che intorno alla scadenza del secondo anno, la maggior parte delle persone si arrischi ad avere un altro figlio.

Ci sono: ecco perché la maggior parte delle persone non va oltre il limite dei due figli. Si lo so, alcuni dicono che è per altre ragioni tipo: finanze, gravidanze difficili o addirittura pericolose. Però, quando parli seriamente con una donna scorgi in lei la solitudine e il desiderio di avere altri figli. Probabilmente lei neanche lo sa. Quanto a me, ho avuto il mio primo figlio al quale ho dato TUTTA LA MIA ATTENZIONE. Poi ne ho avuto un altro al quale SENTIVO CHE AVREI DOVUTO DARE TUTTA LA MIA ATTENZIONE. Questo era davvero un compito impossibile. Chi può farcela? Mi ricordo quando dovevo andare da qualche parte e facevo in modo di avere un esercito di persone ad aiutarmi. Veramente. Ammiravo le madri di famiglie numerose e mi sentivo inadeguata accanto a loro. Ero allo zoo con i miei due bambini e sei delle mie sorelle ognuna a reggere qualche gamba e braccio e possibilmente anche respirare per loro se ce ne fosse stato bisogno. Poi vedevo madri di dieci figli…. SENTI QUESTA: DA SOLE ALLO ZOO!… e anche sorridenti.

Quando vivevamo in Oklahoma mettevo nel bagaglio abbastanza giocattoli perché nelle otto ore di viaggio avessero qualcosa di nuovo da guardare ogni 2,3 minuti. Era ridicolo. A messa ci portavamo un buffet, così che non passasse un attimo in quell’ora senza che potessero mangiare o guardare qualcosa. Non guidavo MAI per più di un’ora da sola perché:POTREBBE PIANGERE O QUALCOSA DEL GENERE, cosa che non doveva succedere. E’ la prima volta da quando sei madre che ne hai uno che gattona e in più un neonato. Mia madre dice sempre che la maggior parte dei bambini diventa normale al loro primo compleanno. Il che significa: questa cosa l’ho vista e rivista. Tu hai questo bambino dolce bello innocente che fa tutto ciò che dovrebbe per il suo primo anno di vita e poi… qualcosa succede. Comincia ad avere le sue opinioni. Come osa pensare da sé? Improvvisamente fa capricci in pubblico, inarca la schiena, si sdraia per terra, si arrampica su qualsiasi cosa, va a pescare nel water, diventa un mangiatore schizzinoso. Loro sono un disastro e tu sei un disastro. Mi ricordo una mia cara amica che piangeva sulle foto del suo bambino da piccolo per la metamorfosi subita nel suo secondo anno di vita. Mai prima di allora ti eri trovata davanti a continue decisioni su come gestire quel polipo che ti ritrovi in casa. In più hai un neonato per il quale il cuore della notte è il momento di massima attività. Nota bene: il gattonatore che ha dormito nella stanza accanto per 13 ore di fila non essendo informato si sveglia comunque per far festa alle sei di mattina. Come faceva a non sapere che tu hai preso sonno solo alle 5 e mezzo? Davvero, chi continuerebbe a fare una cosa del genere? Sei così stanco e sopraffatto che tu sai che Dio non può volere che uno viva in in quel modo.

E tu ti trovi a dire: “Non sono in grado di essere una buona madre per i due che ho, perché dovrei farne altri?” “Non riesco a immaginare di sentirmi così per i resto della mia vita.” “Posso usare i miei talenti in modi più produttivi che non siano avere altri bambini”. “Ero molto più paziente prima di avere dei figli” “Non sono utile a nessuno in questo stato”.

Questa vocina nella tua testa non viene da Dio. E’ il demonio che prova a scoraggiarti dal fare IL PIÙ IMPORTANTE LAVORO che tu possa mai fare. Vedi, come ogni nuovo lavoro, qualcosa comincia a cambiare dopo due bambini, (alcuni dicono dopo tre, ma la maggior parte due). Cominci a abituarti al tuo nuovo lavoro. Tutte le tue piccole paure e domande non sono più costantemente presenti. Cominci a vedere fasi nei tuoi bambini e sai che che normalmente “anche questo passerà”. Cominci ad avere una pacifica accettazione della tua “promozione” e cominci a vederla in questo modo. Come facevo a sentirmi più stanca con un bambino di quanto non lo sia adesso con sei? Perchè non è più un problema guidare per otto ore da sola con tutti i miei figli ma fino a pochi anni fa non avrei guidato per 30 minuti con uno solo? Come mai adesso riecco a fare tre ore di viaggio per andare a trovare mia madre e ogni figlio si accontenta di un solo libro per tutto il viaggio quando in passato avevano un giocattolo per ogni 5 minuti e i viaggi erano così faticosi e snervanti? TU COMINCI A CAMBIARE. Cominci a vedere ogni figlio molto diversamente. Cominci a guardare il più grande non come a uno di cinque anni, ma con la prospettiva, del tutto nuova, di uno che vivrà a casa ancora solo per altri 13 anni. Ti godi la loro infanzia, e sei consapevole che la maggior parte delle cose che fanno sono fasi. Ti accorgi di quanto vola il tempo, e cerchi di rallentare. Tu sai che possono dormire o non dormire, e anche se non dormono, improvvisamente e stranamente diventa: “Va bene uguale”. Perché succede questo? Quando avevo solo Dominic mi dovevo alzare nel mezzo della notte, io ero veramente la persona più stanca di tutta l’America. Davvero. Avevo bisogno di due sonnellini durante la giornata perché mi sentivo davvero molto stanca. Ma poi ti adatti. Ora non mi sento più così stanca come quando avevo solo un bambino. Tu vai avanti e Dio ti fa andare avanti.

Una madre di nove figli molto saggia mi disse una volta: “I giorni sono lunghi ma gli anni sono brevi.”

Vorrei cambiarlo in: “Alcuni giorni sono lunghi, ma gli anni sono davvero troppo brevi.” Cominci a vedere come le cose cambiano da una stagione all’altra. Ti ritrovi a dire: “Solo l’estate scorsa gli piaceva correre in bici fuori, ora è più tranquillo e vuole stare dentro mentre noi usciamo.” Vedi, queste sono le lezioni alla scuola della maternità. Con ogni nuovo figlio hai una promozione. Dio ci cesella e ci rifinisce e ci fa belle. Perché le madri di famiglie numerose sono edificanti? Perché ci piace star loro vicino? Non fraintendetemi, non voglio dire che le madri due figli non hanno niente da insegnarci. Non è questo che voglio dire. Quello che voglio dire è che in ogni lavoro la persona che è stata lì più a lungo e ha più esperienza è piuttosto saggia. Ci sono persone che vorrebbero dei figli ma non possono avere. Le persone forse non sono sagge a meno che non abbiano figli e specialmente molti figli? No, niente affatto. Tutti hanno qualcosa da insegnare. Non sono qui a darmi pacche sulla spalla (sono ancora in mezzo al guado). Sono qui solo per incoraggiare e semplicemente per dire: ”Vai avanti.” Il mondo ti dice di fermarti. Ma il mio punto è semplicemente: se se sei stata benedetta con il dono della fertilità per favore, mostralo al mondo. Se per qualche ragione Dio decidesse di non mandarci più figli, io prego che noi sappiamo spendere le nostre vite per glorificarlo in qualunque strada ci voglia portare. Ho molti amici e parenti che ancora non hanno figli e che danno gloria a Dio magnificamente con le loro vite e e la loro apertura all’adozione e e altre grandi cose. Io scrivo per incoraggiare madri giovani e meno giovani ad andare avanti.

Una vita in più. Un’anima in più. Una nuova persona in più.

Le possibilità di una nuova persona incredibili. Incontro così tante donne che vorrebbero aver avuto più figli, ma non ne ho mai conosciuta nessuna che rimpianga di averne avuti troppi. Dio ha dato alle donne il dono della fertilità per pochi anni della vita con la prospettiva dell’eternità. Io prego di far tesoro di questo dono e di usarlo saggiamente. Mio fratello Dominic era il settimo nella nostra famiglia. Come facevano i miei a sapere, quando è nato, che diciotto anni dopo lui si sarebbe occupato di mio padre durante i sui ultimi giorni di vita su questa terra? Le scene che ho visto di Dominic e mio padre ancora mi fanno piangere. Vedere un giovanotto robusto di 18 anni sollevare suo padre invalido dalla sua sedia a rotelle dandogli una così bella dignità. Vedevo Dominic voltarsi e piangere così spesso. Era commovente. Quale dono e privilegio ha avuto Dominic nel prendersi cura di lui. Lo zio di John, Fran è il decimo di dodici figli. E’ un medico e ha passato molti anni lavorando come volontario in Australia tra i più poveri dei poveri. Ha risanato le vite delle persone con il dono della medicina. Ha ridato la vista e l’udito a centinaia di persone, ha cambiato così tante vite. Io credo che ogni lavoro è importante, ma niente è più importante che portare anime in questa terra con la possibilità di un’esistenza eterna con Dio per sempre. Io ti prego, donna, di renderti conto di quanto sei privilegiata a poter mettere al mondo dei figli. Doniamo a Dio il nostro essere senza riserve e lasciamo che sia Lui a scrivere la storia della nostra vita e delle vite che Lui sceglie di donare. Per qualche ragione Dio non ci rivela il finale della nostra storia. Perciò ci dobbiamo fidare. Come diceva Madre Teresa: “Voglio essere una matita nella Sua mano.”

Lindsay Boever.



Originale in inglese qui e sito che si è occupato della traduzione qui.

lunedì 26 maggio 2014

Una donna... da Dio!

Proverbi 31,10-31


10 Una donna perfetta chi potrà trovarla?

Ben superiore alle perle è il suo valore.


11 In lei confida il cuore del marito
e non verrà a mancargli il profitto.


12 Essa gli dà felicità e non dispiacere
per tutti i giorni della sua vita.


13 Si procura lana e lino
e li lavora volentieri con le mani.


14 Ella è simile alle navi di un mercante,
fa venire da lontano le provviste.


15 Si alza quando ancora è notte
e prepara il cibo alla sua famiglia
e dà ordini alle sue domestiche.

Zain
16 Pensa ad un campo e lo compra
e con il frutto delle sue mani pianta una vigna.


17 Si cinge con energia i fianchi
e spiega la forza delle sue braccia.


18 È soddisfatta, perché il suo traffico va bene,
neppure di notte si spegne la sua lucerna.


19 Stende la sua mano alla conocchia
e mena il fuso con le dita.


20 Apre le sue mani al misero,
stende la mano al povero.




21 Non teme la neve per la sua famiglia,
perché tutti i suoi di casa hanno doppia veste.


22 Si fa delle coperte,
di lino e di porpora sono le sue vesti.


23 Suo marito è stimato alle porte della città
dove siede con gli anziani del paese.


24 Confeziona tele di lino e le vende
e fornisce cinture al mercante.


25 Forza e decoro sono il suo vestito
e se la ride dell'avvenire.


26 Apre la bocca con saggezza
e sulla sua lingua c'è dottrina di bontà.


27 Sorveglia l'andamento della casa;
il pane che mangia non è frutto di pigrizia.


28 I suoi figli sorgono a proclamarla beata
e suo marito a farne l'elogio:


29 «Molte figlie hanno compiuto cose eccellenti,
ma tu le hai superate tutte!».


30 Fallace è la grazia e vana è la bellezza,
ma la donna che teme Dio è da lodare.


31 Datele del frutto delle sue mani
e le sue stesse opere la lodino alle porte della città.

sabato 29 marzo 2014

Il dono di nozze da parte di Dio

“La creatura che hai al fianco è mia.
Io l’ho creata.
Io le ho voluto bene da sempre,
prima di te e più di te.
Per lei non ho esitato a dare la mia vita. Te la affido.
La prendi dalle mie mani e ne diventi responsabile.
Quando l’hai incontrata l’hai trovata amabile e bella.
Sono le mie mani
che hanno plasmato la sua bellezza,
è il mio cuore
che ha messo in lei tenerezza ed amore,
è la mia sapienza che ha formato la sua sensibilità,
l’intelligenza e tutte le qualità che hai trovato in lei.
Ma non puoi limitarti a godere del fascino.
Devi impegnarti a rispondere
ai suoi bisogni, ai suoi desideri.
Ha bisogno di serenità e gioia,
d’affetto e di tenerezza,
di piacere e di divertimento,
di accoglienza e di dialogo,
di rapporti umani, di soddisfazioni nel lavoro,
e di tante altre cose.
Ma ricorda che ha bisogno soprattutto di Me.
Sono Io, e non tu, il principio, il fine,
il destino di tutta la sua vita.
Aiutala ad incontrarmi nella preghiera, nella Parola,
nel perdono, nella speranza. Abbi fiducia in Me.
La ameremo insieme.
Io la amo da sempre.
Tu hai cominciato ad amarla da qualche anno,
da quando vi siete innamorati.
Sono Io che ho messo nel tuo cuore l’amore per lei.
Era il modo più bello per dirti “Ecco te l’affido
Gioisci della sua bellezza e delle sue qualità”
Con le parole “Prometto di essere fedele, di amarti e
rispettarti per la tutta la vita”
È come se mi rispondessi
che sei felice di accoglierla
nella tua vita e di prenderti cura di lei.
Da quel momento siamo in due ad amarla.
Anzi Io ti rendo capace di amarla “da Dio”,
regalandoti un supplemento di amore
che trasforma il tuo amore di creatura
e lo rende simile al mio.
E’ il mio dono di nozze:
la grazia del sacramento del matrimonio.
Io sarò sempre con voi
e farò di voi
strumenti del mio amore e della mia tenerezza:
continuerò ad amarvi
attraverso i vostri gesti d’amore”



giovedì 6 febbraio 2014

Uomo e Donna, il giorno e la notte

Non è forse un mistero l'amore umano?
Non è forse un mistero come un uomo e una donna, mondi così lontani, possano completarsi? Non è forse un fondersi e un distanziarsi?
Non è forse una di quelle cose più belle dell'universo proprio perché misteriosamente semplice?

(e non siamo forse noi uomini e donne, diversi come... il giorno e la notte?)




martedì 4 febbraio 2014

L'amore è urgente

Proponiamo un articolo dal sito cogitoetvolo.it:
L'amore è urgente

Sarà anche vero che oggi non ci si sposa più come prima, che sempre più giovani coppie preferiscono convivere – forse più per “paura” di fare passi definitivi che per altro – ma io, se mi dovessi basare sull’esperienza degli ultimi mesi, potrei quasi smentire queste statistiche e affermare che i giovani che hanno scelto con coraggio di formare una famiglia sono tanti.«Sai Rossella? Claudio mi ha chiesto di sposarci!». Sentire una collega con cui hai trascorso gli anni all’università che ti annuncia una tale notizia, fa un certo effetto, bellissimo, ovvio. Quando glielo ha chiesto non era ancora arrivata la certezza del lavoro, ma «noi abbiamo deciso di sposarci a prescindere da tutto, iniziamo questa avventura insieme senza avere certezze, anzi con l’unica certezza che ci unisce, che ci amiamo». Giusi e Claudio non sanno ancora dove andranno ad abitare, dipenderà da dove verrà trasferito Claudio che è un militare: «un pensiero in meno. Tutti in questi casi invece sono stressati dovendo pensare al fontaniere, ai muratori… noi avremo la casa bell’e pronta in affitto, ovunque capiterà».

Un po’ come hanno fatto, qualche anno fa, Marco e Lucia che – 26 anni lui e 21 lei – si sono lanciati in una magnifica avventura iniziata con un «sì, lo voglio», hanno caricato tutto quel che possedevano in una Fiat 126 e hanno cercato un posto, già arredato, dove abitare in affitto per qualche mese e poi… E poi negli ultimi quarant’anni di nuove avventure ne sono successe da quel giorno, sono arrivati i figli e anche i nipotini. Ci sarebbe da scrivere un romanzo, una Wedding Novel.

Oppure che dire di quella simpatica coppia della provincia di Como che, dopo 71 anni di matrimonio, hanno deciso di trasferirsi insieme in una casa di riposo, più innamorati di prima. Aldo e Carmela hanno tanto da insegnare sulla vita di coppia, fatta di alti e bassi, come del resto è fatta la vita in generale. Ma qual è il segreto? «Il segreto è la pazienza» svela la signora Carmela. O come non commuoversi con la storia di Fred Stobaugh che, a 96 anni, ha scritto una canzone d’amore per la sua Lorraine che ha commosso il web (il brano su youtube ‘Oh sweet Lorraine’ ).

Di storie d’amore e avventure di vita quotidiana in cui quel sì si rinnova ogni giorno ce ne sarebbero tante da raccontare, molto più vicine a noi. Vedere Carmelo e Marialicia insieme vien proprio la voglia di formare una famiglia e arrivare a quel 25° anniversario di Matrimonio che tra qualche mese festeggeranno; e se chiedi qual è il segreto per sembrare due fidanzati, mai stanchi l’uno dell’altro, Marialicia ti risponde: «Niente segreti, solo rinnovarsi e non dare niente per scontato». Un po’ come la storia di Beppe e Fanny, anche loro nostri amici con qualche decennio di esperienza in più di noi, ma con un amore che si evolve col tempo, restando sempre di una vitalità straordinaria, nonostante le liti che «ci stanno pure quelle, anche abbastanza accese! Solo che non si devono mai superare dei limiti invalicabili, non aspettare che sia l’altro a prendere l’iniziativa per fare pace e avere pazienza e comprensione prima di pretenderla e infine non fare durare il broncio per troppo tempo»; e poi ci stanno soprattutto i piccoli gesti «tipo bacio della buonanotte». Il segreto, insomma, è sempre quello.

Gli esempi dei “vecchi” che si sono sposati in condizioni molto più povere delle nostre e hanno scelto di amarsi ogni giorno – e non «finché dura l’amore» - sono tanti ed incoraggianti, ma ancor più incoraggianti e coraggiose sono le coppie di giovani – che sono più di quelle che si possa credere anche se più silenziose – che hanno deciso di “rischiare” e fare questo passo definitivo oggi.

Penso a Letizia e Luigi che hanno deciso di sposarsi agli inizi dell’estate passata, mentre lui aveva appena iniziato uno stage e lei da qualche mese un contratto a progetto. Poi ecco che a gennaio ha ricevuto la chiamata di assunzione a tempo determinato per un anno e tra qualche mese si sposano. «È una vera testimonianza intraprendere il proprio cammino pensato per due, nonostante la situazione precaria e le incertezze del futuro» – dice Letizia – «Anche tra le persone a noi più vicine c’è chi rimane eccessivamente prudente e con leggerezza suggerisce di aspettare».

Ma perché anteporre qualcosa alla gioia, perché aspettare? L’amore chiama, l’amore ha fretta.
«L’amore é urgente.» – scrive Alessandra sul suo blog, una nostra amica felicemente sposata con Francesco, ricercatore che si sposta per l’Europa con tutta la sua famiglia ad ogni nuovo contratto. Quando si sono sposati Alessandra aveva solo 19 anni (senza laurea dunque, ma si è laureata lo stesso due mesi fa con il bimbo piccolo in braccio) mentre Francesco aveva appena finito gli studi e aveva ottenuto un posto come ricercatore all’università per due anni; senza casa, senza un lavoro fisso, hanno deciso di “buttarsi” lo stesso.
«Dopo quasi otto anni di matrimonio non abbiamo ancora una casa, né un lavoro fisso. Di certezze però ne abbiamo sempre di più: il disordine sempre accompagnato da una lavatrice da stendere, la presenza accanto a me di mio marito, il nostro sí quotidiano nella gioia e nelle litigate, i nostri bellissimi figli con la loro monellaggine cronica, la provvidenza. Abbiamo cambiato quattro volte nazione e lingua, traslocato mille volte, ma non dimentichiamo la nostra meta, né ci ha abbandonato quella fretta.»

Ce ne sarebbero tante altre di storie altrettanto belle, ma queste sono tutto un altro articolo…
L’amore è urgente, e va raccontato.

venerdì 24 gennaio 2014

Proprio dove tu non vuoi andare, lì è la tua salvezza.


Video meliora proboque, deteriora sequor 

("Vedo le cose migliori e le approvo, ma seguo le peggiori") 
Ovidio

Petrarca, Canzoniere CCLXIV: E veggio 'l meglio et al peggior m'appiglio


Matteo Maria Boiardo,Orlando innamorato: Ch'io vedo il meglio ed al peggior m'appiglio 

Foscolo, Sonetti: Conosco il meglio ed al peggior mi appiglio.

San Paolo: "Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio." (Lettera ai Romani, VII, 18-19)


                MA ALLORA CE LO AVEVANO DETTO! 

Ce l'avevano detto che l'uomo ha delle inclinazioni che non lo conducono alla felicità! Era noto già a molti che non ci bastiamo da soli, che non siamo esseri di felice autodeterminazione, che non è detto che "faccio quello che mi sento" equivalga a "le mie scelte mi daranno felicità".

Il passo successivo allora è fidarsi di qualcuno che ti indichi  la strada da seguire. E se questo qualcuno diventa "Qualcuno", per esempio Dio, potrà mai Lui che ti ha creato non tener conto delle tue, chiamiamole così, inclinazioni? Non ti metterà forse dove sarai più felice, dove potrai crescere...

...non ti farà sposare? 

Non ti metterà in quel luogo, il matrimonio, dove dovrai forzatamente abbandonare le tue abitudini (compreso il famigerato tubetto del dentifricio), accettare i limiti del coniuge (ma soprattutto i tuoi), convivere con la consapevolezza continua di non poter più corteggiare un'altra persona, non poter più assecondare il "friccico ner core" che senti a primavera, ma soprattutto di non poter più scappare? 
Sì, Dio lo farà.
Ma non perché è un sadico castigatore che non vuole concedere la libertà alle sue creature...tutt'altro! Il Signore sa che quello è il luogo della tua felicità.

Vi aveva creati insieme, per farvi compagnia, e aiutarvi.




Qualcosa poi però è andato storto...


...ma Dio ti ama, dove vuoi che ti lasci, e soprattutto, solo???




p.s. ... ecco un modo giusto per dare alle farfalle una collocazione gastrica...